Metodo Pronostici - Il nostro metodo per formulare i pronostici

Sgombriamo subito il campo da due equivoci:

- È certamente vero, ma banale per la nostra analisi, che a determinare l’esito di una partita di calcio sono i gol: impossibile negarlo ma del tutto inutile.

- Esiste una componente imponderabile (semplificando si potrebbe chiamarla fortuna), tipica di ogni gioco (sportivo e non) e che distingue il gioco dalle somme algebriche.

Detto questo, a mio parare i fattori che influenzano l’esito finale di una partita di calcio possono essere raggruppati in quattro differenti tipologie:

  1. Fattori contingenti;
  2. Fattori strutturali;
  3. Fattori “oggettivi”;
  4. Fattori tecnici e numerici.

Vediamoli nel dettaglio.

1. Fattori contingenti sono quelli che contribuiscono a determinare l’esito di una singola partita, senza influire sull’esito di altri incontri. Ad esempio, la squalifica del giocatore NN nella partita X-Y è senz’altro un fattore per quel determinato match, ma non lo è in assoluto per gli esiti delle altre partite. Ritenere infatti che nella partita tra Q e Z i giocatori siano condizionati dall’assenza di NN è del tutto fuori luogo. Discorso analogo vale per infortuni o decisioni disciplinari di una società: determinano l’assenza di uno specifico giocatore in una specifica partita, ma non impattano minimamente sul resto degli incontri.

2. Fattori strutturali sono quelli che – necessariamente ed in quanto tali – contribuiscono a determinare l’esito di una partita:

2.1. L’assenza di un calciatore
(dovuta, come prima a squalifica, infortunio o decisione della società) può rompere  equilibri e modificare assetti tattici e, quindi, influire negativamente sul rendimento di una squadra. Per fare chiarezza rispetto a prima: l’assenza di NN è contingente, nel senso di relativa ad una squadra specifica; l’assenza di un calciatore in generale, impatta strutturalmente sul rendimento di ogni squadra, della squadra in quanto tale (e non della squadra in quanto Inter, Juve ecc).

2.2. Il fattore campo: la squadra che gioca in casa ha – da un punto di vista strettamente numerico – più probabilità di vincere la partita. Si può attribuire la cosa:
a) Alla presenza del pubblico (il cosiddetto dodicesimo uomo), anche se si riscontra anche nelle partite a porte chiuse (per le quali forse è meglio dire che la squadra di casa perde meno di quella in trsferta);
b) alla fatica per la trasferta della squadra ospite (e questo vale senza dubbio maggiormente per il calcio minore rispetto alla serie A);
c) all’impatto di un determinato stadio per chi lo visita da ospite rispetto a chi ci gioca abitualmente (e questo vale senza dubbio di più nel calcio maggiore rispetto a quello minore)

2.3. Lo stato di forma che – per non essere troppo approssimativi o esposti a obiezioni di tipo psicologico – si può far coincidere con il livello della preparazione. Una squadra che inizia ad allenarsi prima sarà più in forma all’inizio di un torneo e avrà quindi un rendimento più alto.Una squadra che può allenarsi con continuità ed efficacia tenderà ad avere un livello atletico sempre ottimale.

2.4. La condizione psicologica: sempre di più, nello sport di alto livello, è presente la figura dello psicologo dello sport. Senza scendere in inutili dettagli sul ruolo e i compiti, una buona tenuta psicologica, un livello di motivazione sempre alto e una buona capacità di gestire la pressione, sono da annoverare tra i fattori di impatto sull’esito di una partita.

3. Fattori oggettivi: intendo una serie di indicatori di natura numerica e statistica che, se correttamente forniti e interpretati, aiutano quanto meno nella previsione di un possibile risultato. Vediamoli:

a. Tenuta della difesa: una squadra che nel lungo periodo, ossia dopo un consistente numero di partite, ha preso pochi gol dimostra una certa solidità difensiva di cui occorre tenere conto in sede di previsione. Tendenzialmente, all’aumentare del numero di partite, dovrebbe aumentare anche l’efficacia di questo indicatore: se una squadra continua a prendere – ad esempio – 0.3 gol a partita vuol dire che la difesa è sempre forte e quindi che la percentuale di sconfitta si abbassa.

b. Percentuale di gioco offensivo: si tratta di misurare, attraverso i tabellini e le analisi sul gioco presenti in molti siti specializzati, la capacità di una squadra di occupare la metà campo avversaria. Si tratta di una operazione non facile, poiché coinvolge la squadra nel suo insieme e non un singolo reparto o un singolo giocatore (considerazione da applicare, almeno in parte che anche al punto 3a). Una squadra che occupa la metà campo avversaria per molto tempo nell’arco della partita – anche senza segnare – ha molte più probabilità di segnare che di subire un gol. Questo elemento va a braccetto con la percentuale di

c. Possesso di palla: secondo me il possesso di palla, se correttamente interpretato, è uno dei fattori col più alto potere previsionale. Si tratta di combinare i due fattori seguenti:
-
Il dato numerico: una squadra che ha una media del 60% di possesso palla, ad esempio, lascia giocare gli avversari per una porzione ridotta di tempo (orientativamente 24 minuti di gioco agli avversari contro 36, considerato che mediamente una partita ha 60 minuti di gioco effettivo). Per questo motivo è meno probabile che subisca gol: chi ha meno la palla ha meno possibilità di segnare.

- Il raffronto dato numerico/gol: si tratta di capire se la squadra in esame attua un possesso palla utile o fine a se stesso. Ad esempio la grande Olanda degli anni ’70 teneva la palla per interi minuti, sfiancando fisicamente e psicologicamente gli avversari e segnando con una certa facilità. Il Milan di Sacchi non aveva bisogno di grande possesso della palla perché col pressing e le famose “ripartenze” prendeva in contropiede le squadre avversarie.

d. Il gioco effettivo è un dato a mio parere piuttosto sottovalutato eppure importantissimo. Leggendo alcune statistiche, ho scoperto che:
- La media di minuti effettivamente giocati ogni partita ammonta a 60’. A fine campionato, quindi, ciascuna squadra ha mediamente giocato 2280 minuti.
- Tuttavia – a fine stagione – risulta che ci sono squadre che hanno giocato una partita in più o una in meno di questa media (parlando sempre di gioco effettivo). L’impatto di questo fattore soprattutto per la lotta-salvezza mi sembra enorme. Poter contare su più tempo di gioco rispetto agli avversari diretti, dà una probabilità di segnare molto alta.

e. Le condizioni climatiche e/o meteorologiche: recenti studi hanno dimostrato che il pallone da calcio (e in realtà ogni strumento di gioco) risente della temperatura esterna. Sembra impossibile ma una temperatura inferiore ai 20 gradi diminuisce la performance di un pallone da calcio nella misura di circa due metri; il dato sale fino a 9 metri in meno (a parità di forza di calcio) con temperature prossime allo zero. Questo potrebbe voler dire che squadre con giocatori che prediligono la forza fisica all’agilità risentono meno della bassa temperatura.